Modello Tavistock Clinic e il metodo di osservazione infantile

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Dall’osservazione parte la psicoanalisi con bambini e adolescenti. La terapia fondata sul Modello Tavistock Clinic

 

| Articolo tratto dal sito della sede di Milano di AIPPI |

Nel 1920, in Inghilterra a Londra, nasce la Tavistock Clinic – ora conosciuta come la Tavistock and Portman NHS Foundation Trust – un centro di psicoterapia e formazione per terapeuti, educatori, insegnanti, consulenti di coppia, medici di famiglia e assistenti sociali. Da quando fu fondata nel 1920, la Tavistock Clinic ha sviluppato diversi approcci terapeutici per la cura della salute mentale che sono fortemente ancorati alla teoria psicoanalitica. La Tavistock è la più grande istituzione in Inghilterra per la salute mentale.

La filosofia della Tavistock ha l’obiettivo di promuovere metodi terapeutici per la salute mentale di bambini, adolescenti e adulti, sia come individui che a livello famigliare. Il lavoro è radicato nelle competenze cliniche che stanno alla base del lavoro sia di consultazione che di ricerca.

 

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Le radici nella psicoanalisi

Le radici teoriche e cliniche del modello Tavistock di formazione professionale e cura dei pazienti, sono ancorate alla nascita della psicoanalisi. Nel Marzo del 1896 Freud usò per la prima volta il termine “Analisi Psichica” (“Psychical Analysis”) al trattamento che offriva ai suoi pazienti. All’interno della decade successiva, Freud pubblicò due lavori che contenevano una nuova visione dell’esperienza umana: l’Interpretazione dei Sogni e Tre essay sulla sessualità. Ad oggi giorno, quello che è chiaro, nonostante molte idee sbagliate, è che la psicoanalisis è un campo di studio vivo e sempre in sviluppo. Attingendo al genio di Freud, la psicoanalisi continua ad evolvere nuovi modelli alla luce di esperienze cliniche e sfida definizioni e concettualizzazioni ordinarie.

Lo stesso Freud nel suo lavoro ha costantemente messo in dubbio, modificato e rielaborato le sue stesse teorie. I suoi interessi iniziarono ad estendersi a problemi della composizione del sé, ma la principale metafora rimase quella del dissotterramento delle città sepolte. Ai suoi tempi il modello principale era il modello medico, quello della cura dei sintomi; il metodo di cura e terapia principale era di ricostruzione, di dare una definizione dettagliata del trauma passato come causa delle attuali difficoltà.

 

Psicoterapia con i bambini: Anna Freud e Melanie Klein

Negli anni ‘20 iniziò il lavoro psicoanalitico con bambini, che ebbe un grande impatto sulla teoria e pratica psicoanalitica. Questo campo fu dominato principalmente da due donne di Vienna, Melanie Klein e Anna Freud. Infatti, Anna Freud e Melanie Klein estesero il lavoro psicoanalitico di Freud con gli adulti al mondo dei bambini – nel caso di Klein a bambini molto piccoli. Nuove tecniche emersero per accedere al mondo interno del bambino, attingendo alle teorie di Freud sull’inconscio, per capire le situazioni mentali dei bambini e degli adolescenti.

Mentre la posizione teorica di Anna Freud rimase simile a quella di suo padre, in contrasto, quella di Klein, nonostante lei la descrisse come all’interno della tradizione Freudiana, risultò gradualmente una fondamentale riformulazione del pensiero psicoanalitico. La ricerca e la pratica clinica della Klein – molto influenzata dal pensiero del suo analista Karl Abraham – ha portato a teorie basate sull’osservazione degli infanti e bambini piccoli. Il punto di vista di Abraham era che : “il futuro della psicoanalisi si trova nella tecnica del gioco” (citato in Klein, 1932, p. 11).

 

L’attenzione alla vita emotiva

Klein fu una dei primi psicoanalisti che lavorò direttamente con i bambini anche molto piccoli e usando la tecnica del gioco come sostituzione delle libere associazioni per accedere al mondo interno infantile. Con le sue idee, unite a quelle di altri colleghi, certi concetti psicoanalitici di base, per esempio, l’invidia del pene e l’ansia da castrazione, persero la loro centralità, per essere sostituiti da un’immagine della vita interna dell’infante e del bambino straordinariamente ricca e complessa. All’interno di questa immagine, era la qualità e la natura delle relazioni emotive che prese la precedenza.

Klein, W.R.D. Fairbairn e D.W. Winnicott tracciarono un passaggio di sviluppo della teoria psicoanalitica cruciale che vide uno spostamento di interesse dall’ansia per la sopravvivenza del sé, alla preoccupazione per gli altri, alla responsabilità emotiva e al desiderio di riparare. La psicoanalisi divenne meno basata sulla teoria degli istinti e più interessata alla vita emotiva e al suo significato. Questo interesse sull’effetto formativo delle prime relazioni fu definito come approccio delle “relazione oggettuali”, termine che stressa l’importanza del significato primario della natura e qualità delle relazioni tra sé e gli altri.

 

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Nuove conoscenze e teorizzazioni

Fu con queste idee sul ruolo delle ansie infantili e fallimenti dell’ambiente primario del bambino, successivamente rilevabili attraverso il gioco ed il linguaggio simbolico, che le basi furono fondate per la comprensione psicoanalitica e il trattamento di processi psicotici (considerati da Freud come non trattabili dalla psicoanalisi) e, più recentemente, di stati autistici e borderline. Ancora una volta l’esperienza clinica portò a nuove conoscenze e teorizzazioni. Le origini di queste gravi difficoltà di apprendimento e sviluppo iniziarono ad essere collocate all’interno dei disturbi di pensiero, dei quali le determinante emotive erano cercate nei primissimi scambi inconsci, e nella qualità delle cure all’interno della relazione primaria dell’infante con sua mamma.

Fu il lavoro di Wilfred Bion negli anni ‘50, ‘60 e ‘70 che diede attenzione alla relazione tra il modo in cui una persona usa la sua mente e la sua capacità per svilupparsi emotivamente. Lui, come Hanna Segal, Herbert Rosenfeld, Donald Meltzer ed altri psicoanalisti ora definiti post-Kleinini, elaborarono e ridefinirono il pensiero di Melanie Klein e lo portarono avanti in modo innovativo.

 

La nascita del corso di specializzazione e l’osservazione dell’infante

All’interno di questi movimenti ed innovazioni teoriche e cliniche, nel 1948, John Bowlby – psichiatra, psicoanalista e capo del dipartimento di Bambini e Genitori alla Tavistock – vide l’importanza di stabilire all’interno del nuovo servizio nazionale di salute (NHS) un corso di specializzazione psicoanalitico per il lavoro clinico con bambini e le loro famiglie. Scelta da Bowlby, fu Ester Bick, che lavorava a stretto contatto con Melanie Klein, ad essere la prima direttrice del corso di Psicoterapia infantile fondato presso la Tavistock Clinic, dove rimase per 11 anni.

Elemento portante di questo corso, e di quelle che viene oggi chiamato modello Tavistock, attraverso il lavoro di Bick, è l’osservazione dell’infante. L’osservazione fu una disciplina già considerata da Freud, Klein e poi da Bion, come essenziale al pensiero psicoanalitico e come matrice di nuove teorie. Attraverso la creazione della prima scuola di specializzazione psicoanalitica per psicoterapia con bambini ed adolescenti, i goal e le funzioni di un psicoterapeuta o psicoanalista del bambino divennero più chiari: capire e rendere significativi aspetti problematici della personalità portando intuizione sulla natura del mondo interno e sulla sua popolazione mista di figure, benigne e persecutorie.

Psicoanalisti e psicoterapeuti sono diventati partecipanti coinvolti, che riflettono sulle loro risposte conscie ed inconscie – queste costituiscono ora una parte indispensabile del metodo terapeutico di lavoro sia con bambini che adulti e non un’ interferenza (come Freud credeva). I conflitti interni ora tendono ad essere formulati in termini di predominanze di diversi parti del sé, ed in termini di sforzi che una persona mette in atto per cercare di liberarsi dalla presa mortale di un interesse personale ristretto.

 

Martha Harris e le innovazioni nel modello Tavistock

Quando nel 1960 Esther Bick lasciò la direzione del corso, toccò alla sua allieva Martha Harris a continuare l’opera di diffusione ed innovazione del modello Tavistock. Harris era convinta che il lavoro con i bambini fosse fondamentale per la società e per la vitalità della psicoanalisi. Martha Harris apportò modifiche ed innovazioni strutturali – ai tempi pionieristiche e rivoluzionarie – al modello Tavistock. Introdusse il gruppo di discussione del lavoro, continuò e sviluppò l’approfondimento della base psicoanalitica su cui si fondano l’osservazione del bambino e i seminari, diffuse la conoscenza e le tecniche della psicoanalisi nel contesto più ampio della società.

Il carattere innovativo del Modello Tavistock é continuato e continua oggi giorno con esponenti della Psicoterapia Psicoanalitica del Bambino e dell’Adolescente come Anna Alvarez, Isca Wittenberg, Beta Copley, Gianna Williams, Edna O’Shaughnessy, Betty Joseph, Margaret Rustin, Luise and Ricky Emmanuel, Jonathan Bradley, Hamish Canham, Maria Rhode, Margot Waddell e molti altri.

 

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